Nel documentario di Prime sul tecnico spagnolo e il City si spiega anche il motivo per il quale Pep ha detto no alla panchina dell'Italia
VIDEO / Guardiola dà spettacolo in spiaggia e "rimprovera" Reijnders
Nel trailer di 'A Beautiful Obsession' il documentario di Prime su Guardiola c'è una frase che sta facendo il giro del web e ha colpito molto i tifosi di calcio. L'allenatore, che è stato vicino ad accettare la panchina della Nazionale prima di dire no a Maldini e Leonardo per motivi personali, nelle immagini fa una sfuriata alla sua squadra dopo una sconfitta contro la Juve nel dicembre del 2024.
Scegli Golssip.it come tuo sito preferito su Google: clicca qui
Era la settima sconfitta in dieci partite e Pep urla ai suoi ragazzi: «Sto vivendo un fottuto divorzio dalla donna più meravigliosa del pianeta, mia moglie, anzi la mia ex moglie. Continuo ad amarla in un modo incredibile, ma abbiamo perduto la passione. La amo? Certamente! Lei mi ama? Sì, ma abbiamo perduto la passione. Perciò lo dico a voi, ragazzi: qualsiasi cosa facciate, fatela con passione. Io non voglio grandi giocatori, io voglio giocatori appassionati».
Uno sfogo con una confessione intima che racconta le difficoltà vissute dall'allenatore che non si è mai fermato e non ha mai staccato dal calcio fino a questa estate quando ha deciso di lasciare il Manchester City e di tornare a Barcellona dove viva la sua famiglia. Cristina Serra è la moglie di Guardiola, stanno insieme da 30 anni e hanno tre figli. Lei voleva lasciare l'Inghilterra per tornare in Spagna e dopo la vittoria della Champions contro l'Inter gli amici della coppia raccontarono di una frase rivelatrice: "Finalmente l'ossessione è finita, adesso possiamo tornare a casa". Pep aveva rivinto la Coppa. Ma i due avevano già deciso di dividere le loro strade: la moglie era tornata a Barcellona dopo un rinnovo con il City.
Dopo una sconfitta contro il Leverkusen Guardiola, come si sente nel documentario, dice: «Ho sacrificato per voi la mia vita, il mio matrimonio, la mia famiglia e questo è ciò che ricevo in cambio. Quando assisto a prestazioni così mediocri mi sento esausto, svuotato, mi viene voglia di lasciare. Quando giocate così, sento tutta la mia solitudine».
Il documentario, spiega Condò sul Corriere della Sera, fa capire anche perché alla fine Guardiola ha detto no alla Nazionale. "Se ha detto di no dopo aver ammesso alla sua cerchia la tentazione di un sì, è stato perché il fresco ritorno a Barcellona aveva una ragione e un obiettivo, e il documentario in quattro puntate sulle ultime due stagioni al Manchester City, in uscita su Prime, in qualche modo li ha chiariti. Meglio, li ha sdoganati: non erano un mistero per chi sa le cose, ma quando queste cose attengono alla vita privata delle persone esiste un limite alla loro diffusione", scrive il giornalista.
"Quello che ci tocca per la speranza sfumata (o il sollievo provato, mica c’era l’unanimità su di lui) di vedere Guardiola sulla panchina azzurra, è il capitolo familiare. Né lui né la moglie sono stati paparazzati in diversa compagnia da quando la loro separazione è ufficiale. Il resto, al caso, lo scriveranno loro", conclude il giornalista sul giornale.
(Fonte: Corriere della Sera)
© RIPRODUZIONE RISERVATA