Il caso Rocchi-Inter continua a far discutere anche dopo la richiesta di archiviazione arrivata dalla Procura di Milano. Palmeri va giù duro
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Il caso Rocchi-Inter continua a far discutere anche dopo la richiesta di archiviazione arrivata dalla Procura di Milano. Una svolta che ha cambiato profondamente il quadro dell’inchiesta sulle presunte interferenze nelle designazioni arbitrali, ridimensionando l’ipotesi di un sistema strutturato volto a favorire il club nerazzurro.
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Su questo punto è intervenuto Tancredi Palmeri, con un post durissimo nei confronti del racconto mediatico costruito intorno alla vicenda. “Cioè dalla chiusura dell’indagine su Rocchi e dalle intercettazioni, non solo risulta che l’Inter è stata diffamata sulla base di nulla”, ha scritto il giornalista, interpretando la richiesta di archiviazione come una smentita netta delle accuse circolate nelle scorse settimane.
Il riferimento è al cuore dell’indagine: secondo la Procura, gli elementi raccolti non sono stati sufficienti per sostenere l’accusa di frode sportiva. Negli atti, infatti, non viene riconosciuto un meccanismo stabile e organizzato per condizionare le designazioni arbitrali, mentre diverse ipotesi vengono ricondotte al piano delle suggestioni o delle illazioni.
Palmeri, però, va oltre e sottolinea un paradosso: “L’unico mezzo episodio contestabile è stato l’audio non diffuso da Rocchi su Inter-Roma, a danno dell’Inter”. Il riferimento è al mancato rigore su Bisseck per il contatto con Ndicka e alla mancata diffusione dell’audio relativo all’episodio all’interno di Open Var, una vicenda che aveva già alimentato forti polemiche in casa nerazzurra.
Il punto sollevato dal giornalista è chiaro: se c’è un episodio rimasto realmente controverso, secondo questa lettura non riguarda un vantaggio per l’Inter, ma semmai una decisione sfavorevole ai nerazzurri. Da qui la critica feroce al modo in cui parte dell’informazione avrebbe trattato il caso, trasformando intercettazioni e ipotesi investigative in un’accusa pubblica pesantissima.
La chiusura del post è durissima: “GIORNALISMO ITALIANO DI MERDA”.
La vicenda, adesso, resta aperta solo sul fronte delle eventuali valutazioni sportive, visto che gli atti sono stati trasmessi agli organi competenti. Ma sul piano penale la direzione indicata dalla Procura è netta: niente sistema, niente prove sufficienti, niente nuova Calciopoli.
Il post di Palmeri si inserisce così nel dibattito più ampio sul confine tra diritto di cronaca e gogna mediatica. Perché raccontare un’inchiesta è doveroso, ma trasformare ipotesi non dimostrate in verità acquisite rischia di lasciare danni enormi anche quando, alla fine, il castello accusatorio non regge.
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