In Brasile lo aveva scoperto, e lanciato nella prima squadra dell'Internacional, un altro campione che di Falcao fu il modello, ovvero Dino Sani, e subito era stata Olimpiade, quella di Monaco 1972 con la Seleçao. Poi l'antipatia reciproca con il ct dell'epoca Claudio Coutinho, un duro ex capitano dell'esercito, gli era costata la convocazione per i Mondiali del 1978 in Argentina. Quattro anni dopo, invece, prese parte a quelli del 1982 in Spagna, aveva la maglia n.15 perchè il 5 era di Cerezo e l'altro titolare all'inizio era Batista, ma ben presto soffiò il posto a colui che l'anno dopo sarebbe andato a giocare nella Lazio. Così Falcao rischiò di diventare il 'killer' dei sogni di gloria dell'Italia di Bearzot, con quel gol al Sarrià che scatenò la torcida fino al terzo capolavoro di Paolo Rossi.
Il due volte 'Boula de Oro' da Porto Alegre venne convocato anche per Messico '86 ma non era in condizione per via di ricorrenti problemi alle ginocchia, e nel match decisivo con la Francia gli venne preferito Elzo, suo presunto erede anche nell'Internacional. A quei tempi l'accordo con la Roma era già stato rescisso per "inadempienza contrattuale", la Fiorentina dei Pontello non aveva voluto offrirgli un ingaggio perché non si fidava, alla fine il Divino era andato al San Paolo. Poco importa, perché per la gente di Roma sponda giallorossa Paulo Roberto Falcao rimane un unico grande amore, di quelli che, come recita una delle canzoni dedicate alla squadra, "ti fanno sentire importante anche se non conti niente".
(Fonte: ANSA)
Se vuoi approfondire tutte le tematiche sul mondo del gossip sportivo senza perdere alcun aggiornamento, rimani collegato con Golssip per scoprire tutte le news di giornata.
© RIPRODUZIONE RISERVATA