Barbara D'Urso ha fatto a causa a Mediaset. E la conduttrice tv ha spiegato i motivi in una lunga intervista a La Stampa: ecco le sue parole.

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D’Urso: “Perché ho fatto causa a Mediaset, la verità uscirà! De Filippi e Toffanin? Dico…”
Barbara D'Urso, perché ha fatto causa a Mediaset?
«Dopo sedici anni di un rapporto intenso sia professionale che affettivo, durante i quali ho ricevuto molto ma ho anche dato tutta me stessa, tutto si è interrotto improvvisamente nel 2023. Non è stata una mia decisione e, per giunta, mi è stata comunicata da terze persone: da allora non ho mai ricevuto una spiegazione né un solo messaggio da nessuno. Mi è stato poi riferito che esisteva il divieto assoluto di avere contatti con me: un trattamento che solitamente si riserva ai traditori, ai vili traditori. E ovviamente ho le prove. Questa decisione immotivata mi ha profondamente destabilizzata e inizialmente ho evitato di intraprendere battaglie perché non appartengono alla mia indole. Ma, dopo tutti questi anni, ho capito che non era giusto trascurare ancora questioni che avevo deciso di accantonare solo per il bene di quel rapporto».
Perché ha aspettato tre anni?
«Per lo stesso motivo per il quale finora non ho raccontato nulla. Alcune male lingue dicono che ho preso dei soldi per stare in silenzio ma io parlerò, certo che lo farò. Ma sarà in tribunale, davanti ai giudici, che è la sede opportuna per spiegare tutto. Poi i dettagli li racconterò in altre occasioni che verranno. Ho sperato fino a poco tempo fa che le cose cambiassero anche perché, per più di una volta ed esattamente tre, stavo per condurre una trasmissione in prime time in Rai: ci sono state numerose riunioni con i vertici dell'azienda e il responsabile dell'intrattenimento di una grossa casa di produzione, anche durante Ballando con le stelle, quindi fino a pochi mesi fa. In questi tre anni mi erano stati prospettati due progetti editorialmente in linea con l'azienda, sui quali abbiamo lavorato tanto, e improvvisamente sparivano tutti. Leggo sui giornali di varie ipotesi ma nessuno mi ha mai detto nulla ufficialmente. Chi legge può trarre le sue conclusioni».
L'azienda sostiene che lei abbia guadagnato circa 35 milioni di euro sommando tutti quegli anni di lavoro. Questa cifra viene usata per dipingerla come una "privilegiata" che non avrebbe motivo di lamentarsi.
«Ho letto molte cose in queste settimane, davanti alle quali sorrido perché tutto verrà chiarito. E qualunque sia la cifra da me guadagnata in 16 anni di lavoro in esclusiva, che non è quella, facendo anche quattro trasmissioni contemporaneamente tra day-time, domenica e prime-time, Mediaset e Publitalia, dal mio lavoro, hanno guadagnato enormemente di più, com'è giusto che sia. Però posso dire che sono anche un po' irritata? Perché è ovvio che questa notizia, per altro falsa, è uscita per farmi apparire come quella interessata solamente ai soldi, che ne vuole altri. Ma non è assolutamente così. Io ora voglio solo tutelare i miei diritti e non solo quelli economici, che per me sono la parte meno importante: tutelo i miei diritti come lavoratrice e come artista che non è stata rispettata. Posso raccontare una delle tante cose non vere che sono state dichiarate?».

Prego.
«È stato detto, come riportato dalle agenzie, che nel 2003 mi è stato affidato il Grande Fratello offrendomi "la possibilità di tornare in onda" in un momento in cui ero ferma "da anni".
Ma i fatti dimostrano che proprio nel 2002-2003 ero impegnata come co-protagonista in due importantissime fiction per la Rai, tra cui il kolossal Orgoglio. Per altro, me lo lasci sottolineare, ho dovuto pagare personalmente i danni alla Titanus, che produceva Orgoglio, che mi ha fatto causa (e l'ha vinta) perché conducendo il Grande Fratello, e avendo firmato un contratto in esclusiva con Mediaset, non ho potuto prendere parte alla seconda stagione nonostante avessi già firmato l'accordo in precedenza».
Chi l'ha tagliata fuori?
«Le rispondo per esclusione: il pubblico no, gli inserzionisti della pubblicità dei miei programmi assolutamente no… Forse qualche vendetta personale nell'ambiente? E per cosa poi? E comunque il pubblico è attento e sicuramente si sarà fatto una sua opinione».
Negli atti depositati in tribunale si fa riferimento esplicito a Maria De Filippi e Silvia Toffanin. Ci può spiegare perché?
«Negli atti di una causa vengono raccontati i fatti. Quelli di cui parliamo sono fatti che ho vissuto io in prima persona, e che molti altri, tra produttori, autori e ospiti dei miei programmi, hanno vissuto con me: li confermeranno quando saranno sentiti in Tribunale come testimoni. Con il mio legale, l'Avvocato Federico Lucarelli, abbiamo lavorato per mesi alla preparazione di tutto il materiale necessario: documenti, chat, audio e molto altro, che ricostruiscono con precisione quanto accaduto».
Lei chiede ancora le scuse per l'ormai noto post ingiurioso del 2023 sul profilo ufficiale, pochi mesi prima che venisse allontanata: come gliel'hanno giustificato?
«Non me l'hanno mai giustificato. Nessuno mi ha mai chiesto scusa, neanche privatamente, e il post era gravemente lesivo e inaccettabile per la mia dignità di madre, di donna e di artista. Aspetto ancora delle risposte adeguate che arriveranno, spero, nelle aule di Tribunale».
Quando ha capito che con l'azienda la rottura era insanabile?
«A fine giugno 2023, quando l'azienda ha deciso di pubblicare un comunicato, non concordato, dove si annunciava che non avrei più condotto Pomeriggio 5. È stato un fulmine a ciel sereno… Io non ne sapevo assolutamente nulla. In quel periodo stavamo anche trattando con i vertici di Mediaset il rinnovo contrattuale, che avrebbe previsto l'anno 2024/2025. Rinnovo, per altro, che mi era stato proposto dall'azienda. Come in Tribunale verrà dimostrato».
Con De Filippi e Toffanin ha più avuto contatti?
«Le ho detto che non ho mai più sentito nessuno».
Mediaset sostiene che le sue sono accuse strumentali e che semplicemente era finito un ciclo.
«Se si fosse chiuso un ciclo sarebbe stato chiuso anche Pomeriggio 5, programma ideato e scritto da me con altri autori e giornalisti di Videonews, come si evince dai titoli di coda e di testa andati in onda per 16 anni. Non crede? Ma il programma è proseguito pressoché identico per altre due stagioni, con lo stesso nome. È stata cambiata solamente la conduzione a settembre 2023, senza un vero cambio di linea editoriale e con il crollo della curva degli ascolti. Questi sono fatti e non parole. E che non si sia chiuso un ciclo me lo dimostrano quotidianamente anche le persone che mi fermano per strada, che mi inondano d'affetto e mi chiedono quando tornerò in onda. Poi, scusi, è strumentale chiedere ad un Tribunale di accertare degli illeciti che si ritengono subiti, illustrandoli e documentandoli ampiamente? Secondo me no, ma ce lo dirà la Giustizia».

Perché è saltata la mediazione?
«Se ti dichiari disponibile ad un accordo serio e di sostanza, ti aspetti che l'altra parte faccia altrettanto. E, guardi, non si è parlato di risarcimenti monetari. Per me è importante tornare a fare il mio lavoro, che mi è stato strappato via senza poter nemmeno salutare il mio pubblico. Mi è stata fatta un'offerta talmente umiliante, che mi vergogno anche a raccontarla».
Lei non crede di avere fatto degli errori in questi anni?
«Solo chi non fa non sbaglia. Non sarei sincera a dire che non ho fatto errori ma, e su questo non temo smentite, non mi sono mai comportata in modo scorretto. Ho sempre e unicamente fatto ciò che mi è stato chiesto, ho sempre condiviso qualunque scelta e qualunque decisione con i vertici aziendali. Quando durante il Covid altri stavano chiusi nelle ville di Portofino o nelle più modeste case di Laurenzana e Sant'Eufemia d'Aspromonte, per esempio, io ero a Cologno Monzese insieme a un piccolo gruppo di altri coraggiosi per condurre ogni giorno, in diretta, Pomeriggio 5 e la domenica sera Live-Non è la d'Urso. Per mesi ho ospitato i politici, compresi il premier e i ministri, per informare al meglio sul grave momento che stavamo attraversando. Ma ho fatto anche compagnia ai telespettatori a casa e a quelli negli ospedali, cercando, quando possibile, di strappare loro un sorriso».
Qual è invece il ricordo più bello che ha di questi anni a Mediaset?
«Il rapporto che si era instaurato con il pubblico, che solo una diretta quotidiana può regalare: ricevevo centinaia di lettere e di mail da parte di persone che mi raccontavano i loro drammi con la speranza che potessi aiutarli. In molti casi ci siamo anche riusciti e lo rivendico con orgoglio. E poi il rapporto con le maestranze, con tutte quelle persone che, dietro le quinte, sono fondamentali per garantire la riuscita di un programma».
Chi nel suo ambiente l'ha difesa o cercato di aiutarla?
«Sono stati davvero pochi i colleghi che, pubblicamente o privatamente, mi hanno espresso solidarietà. Non mi piace fare le liste, io so chi c'è stato e chi, davvero, mi ha dimostrato vicinanza. E li ringrazio».
In queste settimane, dopo che è uscita la notizia della causa legale, chi le è stato più vicino?
«La gente che mi ferma per strada e mi dice "Brava Barbara adesso finalmente sapremo la verità". E la vera verità si saprà solamente in tribunale, perché i giudici, e solamente i giudici, potranno decidere da quale parte sta la verità basandosi sui fatti, non sulle ricostruzioni di parte».
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