Lunga intervista di Fabio Caressa sulle colonne di Repubblica: così il giornalista sportivo di Sky Sport si è raccontato a tutto tondo
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LE TELECRONACHE E LA VITA PRIVATA
Ricorda la prima telecronaca?
“Fu una radiocronaca, Lazio-Cesena, aprile 1987. All’epoca le private erano abusive, a me davano 50mila lire da consegnare al tecnico della Sip che di nascosto ci apriva una linea telefonica”.
Era illegale?
“Totalmente. Al massimo avremmo potuto fare tre minuti di cronaca. Nessuno vi si atteneva. Però le società non gradivano. Un giorno a Marassi ho fatto la radiocronaca di Samp-Roma sotto le gambe dei colleghi di Radio Babboleo”.
Come arriva a Sky?
“Allora era Telepiù. Grazie a Sandro Piccinini, con cui avevo lavorato a Teleroma 56 e al film ufficiale sul Mondiale di Italia 90, e che reputo uno dei miei maestri, l’altro è Plastino”.
Fu un peso trasferirsi a Milano?
“Allora ero fidanzato con una collega, che poi avrebbe fatto la conduttrice a Studio Aperto…”
Prima di Benedetta Parodi?
“Molto, molto prima…”
Quando approda a Milano?
“19 agosto 1991, in tempo per l’ultima Milano da bere. Montai sulla mia Tipo, feci un colloquio con Massimo Perrone e poi mi presentai al direttore Rino Tommasi con un pacco di cassette Vhs”.
Quanti anni aveva?
“Ventiquattro. Andai in onda con una bic. Tommasi mi disse: “Sei bravo, ma la prossima volta portati una bella penna”.
Tommasi era un mostro sacro.
“Maniacale sui dettagli e sulla preparazione, dopo di lui venne come direttore Aldo Biscardi che aveva un fiuto mostruoso per la notizia. Ho avuto tanti direttori bravi”.
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