Le parole del giocatore dell'Inter sulla sua passione per le moto, in particolare per le Harley

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Nella sua intervista per la Gazzetta dello Sport, il giocatore dell'Inter Hakan Calhanoglu ha parlato anche delle sue passioni extra calcio

Citava Mannheim, la città dove è nato e cresciuto. Come vive in Germania una famiglia turca?

«Mio padre lavorava in un’industria farmaceutica e non ci ha fatto mancare niente. Ovviamente io mi sento turco e ho conservato tradizioni, cultura e religione del mio Paese. Sono musulmano praticante, sono andato anche in visita a La Mecca e mi sono emozionato tantissimo. Ma posso solo ringraziare la Germania che mi ha allevato e consentito di diventare un calciatore. La scuola tedesca, dal Karlsruhe al Leverkusen passando per l’Amburgo, è stata un passaggio fondamentale della mia carriera».

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Ma non voleva fare il poliziotto?

«Sì, mi incuriosiva questo tipo di lavoro. L’attenzione per la gente, la divisa, non lo so. Ma spesso, non sempre, è meglio fare il calciatore...».

Ha sfoggiato uno spettacolare ballo scudetto...

«Voi mi vedete serio perché in partita sono molto concentrato. Ma fuori sono un ragazzo normale. La musica è la mia passione, mi dà felicità ed entusiasmo. La ballo e la ascolto a tutto volume. Ma non so cantare: una volta durante un programma tv mi passarono il microfono. Lasciamo stare...».

La trasgressione invece si chiama Harley Davidson.

«Vero. Ma ho dovuto venderla perché il direttore Ausilio mi minacciava (ride, ndr ). Significa che so ascoltare. Quando smetto di giocare però mi ricompro la moto».

Cosa farà dopo la fine della carriera?

«Non ho ancora deciso. Sicuramente non l’allenatore. Magari procuratore o direttore sportivo. Ma mi vedo anche da presidente della federazione turca».

Ultima curiosità: perché questo cambio di look?

«Ho fatto il trapianto di capelli. I compagni, e anche Modric l’altro giorno nel derby, mi prendono in giro. Ma a me va bene così: mi sento meglio adesso».

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