Valentina Baldini, moglie di Andrea Pirlo (allenatore dell’Fc United di Dubai), ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera Torino sul momento che sta attraversando la città dopo gli attacchi dell'Iran. Anche lei, come tutti, ha avuto paura ma nell'intervista cerca di ridimensionare il panico.

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La moglie di Pirlo da Dubai: “La vita prosegue, come sempre. In Italia dà fastidio che noi…”
Che cosa ha pensato in quelle ore?
«Ho pensato tanto a quei popoli che con la sensazione del terrore ci convivono. Non riuscire a difendere i propri figli ti lascia un senso di impotenza incredibile. E, mentre mio marito dormiva sogni sereni, io pensavo a come andarmene, a cosa mettere nella borsa per scappare, al fatto che avessi solo 100 km di autonomia in macchina. Ma dopo questa fase iniziale, il giorno dopo tutto si è tranquillizzato e il cielo è tornato sereno».

Com’è oggi la vita quotidiana in città?
«Io oggi cammino per le strade, i supermercati non sono vuoti come dicono, ma hanno gli scaffali pieni di merce , le persone lavorano, i taxi girano, gli ospedali sono funzionanti e i ristoranti aperti. La vita prosegue, come sempre».
Perché secondo lei non si è creato il panico?
«Qui non esiste un clima di panico istituzionale: esiste una governance centrale pronta, trasparente, che comunica e mette in sicurezza la popolazione. Le intercettazioni avvengono ad alta quota. I frammenti che cadono sono gestiti dalle squadre di emergenza. Gli spazi urbani sono monitorati. Questo per me significa tutelare e soprattutto funzionare».
Dall’Italia quali messaggi le arrivano?
«Messaggi e post pieni di terrore. Il fatto che la realtà qui sia molto diversa sembra quasi “disturbare” chi osserva da lontano. Si ironizza su famiglie con bambini. Si scrivono frasi che, dette guardando qualcuno negli occhi, non si avrebbe il coraggio di pronunciare. Non preoccupazione sincera, non empatia, ma qualcosa di diverso. Quando un Paese vive una frustrazione diffusa economica e sociale, quella frustrazione cerca un bersaglio e chi parte ne diventa uno perfetto. Se chi è andato via sta bene, dà fastidio. Se chi è andato via vive una difficoltà, diventa quasi una conferma rassicurante. L’educazione, il rispetto, la misura sembrano optional. E questa, forse, è la crisi più grave, quella culturale».
(da un estratto del Corriere della Sera Torino)
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