Fognini festeggia 33 anni: “Cresciuto come marito e padre, mi mancano i tornei. E con Flavia…”

Fognini festeggia 33 anni: “Cresciuto come marito e padre, mi mancano i tornei. E con Flavia…”

Il tennista ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport

di piffe

Giornata speciale per Fabio Fognini che oggi compie 33 anni. Il tennista ligure ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport.

Fabio, che sapore ha questa giornata?

«Il sapore dolce della famiglia. In questo periodo così difficile ho potuto almeno godere al massimo di una vita che non ero abituato a fare. Ho avuto modo di stare tantissimo coi bambini. Farah è nata il 23 dicembre, la sto vedendo crescere. Federico è il “grande”, ci divertiamo a fare tante cose insieme, andiamo a cavallo, al golf, giochiamo tanto».

Lei e Flavia festeggerete quattro anni di matrimonio l’11 giugno, ma forse non avete mai passato tanto tempo insieme…

«È proprio così, la quotidianità per così dire “prolungata” è una dimensione che ci mancava. E devo dire che non è stato sempre facile, soprattutto all’inizio. In 15 anni di carriera sono sempre stato abituato ad andare e venire, stare fermo e non sapere nulla del futuro mi rendeva un po’ nervoso. Ma pian piano ci siamo abituati».

E come avete fatto?

«Ci siamo posti degli obiettivi. Abbiamo iniziato a collaborare di più, io ho cercato di aiutarla. Magari cucinando, o tenendo Federico quando è più occupata con Farah. E così abbiamo trovato il ritmo. E siamo anche riusciti a divertirci».

Flavia dice che lei sta facendo le prove per il “post tennis”.

«C’è ancora tempo per il post tennis, però mi sento cresciuto come padre e come marito. E ora ho pure una cultura sconfinata di cartoni animati. Ogni sera io e Federico ci mettiamo sul lettone a vedere Tom&Jerry. È un appuntamento fisso, dovrebbe aiutarlo a fare la nanna. Ma il primo a crollare sono io».

Si è anche divertito a fare qualche diretta Instagram. L’abbiamo vista con Djokovic, praticamente il suo gemello, nato due giorni prima di lei.

«È vero, ci dividono 48 ore. Con Nole ci siamo fatti una bella chiacchierata. Gli ho pure chiesto qualcosa sulla meditazione, magari potrebbe tornarmi utile».

Sembrate molto in sintonia.

«Ci conosciamo da quando avevamo 14 anni. Eravamo poco più che bambini, e già si capiva che lui avrebbe fatto grandi cose, aveva un carattere di ferro già allora. Ci sentiamo spesso, mi ha chiesto qualche consiglio sull’organizzazione dei suoi tornei. Mi ha invitato, ma non credo potrò andarci. La sicurezza prima di tutto».

Finalmente è tornato ad allenarsi in campo. Quanto le mancano i tornei?

«Mi manca competere. Mi sto allenando ma un’oretta o due al giorno, non di più. È molto difficile concentrarsi senza obiettivi, senza sapere se e quando tornerai, o su quale superficie».

Riserverà distanziamento sociale e nuove abitudini. A proposito, l’abbiamo vista giocare col guanto: come si è trovato?

«Sapendo che potrebbe diventare obbligatorio ho voluto provare. La sensibilità un po’ cambia, ma tra allenamento e partita c’è una bella differenza».

Cosa porterà con sé da questo momento assurdo che stiamo vivendo?

«Mai come ora noi umani pensavamo di essere invincibili, i padroni del mondo, e invece di fronte alla natura non siamo nulla. L’Universo si è preso il suo tempo. E davanti agli scogli dove sono cresciuto ora sono tornati a giocare i delfini».

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