Il direttore di Tuttosport si è focalizzato sul tema della difesa in casa Inter: focus sul momento delicato di Pep Martinez
DIFESA INTER
Come mai l'Inter in Europa fatica e concede troppo agli avversari? Che cosa significa che i nerazzurri devono ancora registrare la fase difensiva? E quali decisioni verranno prese rispetto al momento di difficoltà di Pep Martinez? A tutte queste domande ha cercato di rispondere anche Guido Vaciago, direttore di Tuttosport.
"Difesa? Io credo che in questo momento l'Inter debba registrare la fase difensiva, perché le distrazioni sono tante e non è sempre colpa dei difensori che commettono degli errori. A volte sono delle palle perse malamente a centrocampo e quindi questo è sinonimo di scarsa reattività a quelle palle perse, quindi questo è più un problema di squadra e quindi di organizzazione di gioco. I difensori dell'Inter sulla carta non mi sembrano più deboli di quanto lo fossero l'anno scorso, anzi, tecnicamente potrebbero aver guadagnato qualcosa. Credo che ci sia nell'Inter, soprattutto quando gioca in Italia, perché poi la partita di ieri è un po' una storia a sé, un atteggiamento un po' distratto perché l'Inter è consapevole di essere superiore. Quando tu recuperi così tante partite come ha fatto quest'anno l'Inter, in cui giocando anche soltanto un tempo la risolvi, poi è difficile mantenere quella fame, quella tensione. Anche nell'ultima partita l'Inter non è andata sotto ma l'ha risolta in 25 minuti. Quando tu hai quello strapotere in Italia sai addirittura che quasi puoi concederti delle distrazioni difensive perché tanto anche andando sotto 2 a 0 come è capitato con l'Udinese la ribalti e fai una goleada. Questo è secondo me il punto, cioè una certa distrazione nella fase difensiva che forse dipende da un'eccessiva sicurezza in se stessi. Diverso è la partita di Champions. Nella partita dell'altro giorno ho visto fare tanti errori tecnici, tanti errori dei singoli che hanno compromesso la partita e quindi è una terza cosa, nel senso che non è una qualità dei difensori in sé, non è una questione di organizzazione di gioco, ma è forse un atteggiamento un po' sbagliato nello scendere in campo".
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