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Spalletti alla Bertini: “Funziona così. Che voi siate bravi a prendere un episodio e a crearci…”
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Negli studi di Pressing si è dibattuto moltissimo della mancata qualificazione alla Champions League da parte della Juventus. Con l'arrivo di Spalletti ci sono stati segnali positivi e la squadra ha mostrato di avere delle qualità, anche se la stagione - alla fine - è stata compromessa. Della mancata qualificazione, ma anche dei sentimenti di Luciano Spalletti, si è parlato in diretta a Pressing. Alla domanda di Monica Bertini su come si sentisse Luciano, è scoppiata una non troppo velata polemica.
Confronto Bertini-Spalletti
Mister, una cosa visto che noi abbiamo appena aperto un capitolo che riguarda la sua Juventus e la mancata qualificazione alla Champions. Se ne è parlato, domani faranno i titoli i giornali e se ne continuerà a parlare ancora a lungo quindi io ho una curiosità. Ma lei, Luciano Spalletti, come sta?
L'ho sentita questa teoria del "è bruciato perché in Nazionale gli è successo questo". Si può riferire a questo?
No, no, no.
Perché dott.ssa, funziona così. Che a me me ne avanza per me di quella che è la mia reazione. E se volete e c'è qualcuno in difficoltà ve la metto a disposizione.
Guardi solo una precisazione perché lei ha frainteso. La mia era una domanda che voleva mostrare un certo tipo di sensibilità nei suoi confronti, non voleva alludere a nient'altro o alla Nazionale. Immagino la delusione che lei sta provando e quindi volevo chiedere alla persona come sta.
Facciamo chiarezza. Mi sono portato a letto l'amarezza della partita ed è così. Ma che cosa riguarda? Riguarda una delle più grosse qualità che è dare felicità agli altri. Se non capiremo questo, non avremo capito niente. E tutte le volte che entro al centro di allenamento e allo stadio ci sono decine di bambini che vogliono fare le foto e io mi fermo spesso, li abbraccio tutti e faccio le foto. Ho dei figli. Non posso farne a meno di quell'amarezza e di quelle faccette che lascio scontente non vincendo una partita. E quello è un dolore che ho. Vedere bambini felici è una cosa che per forza mi coinvolge sentimentalmente. Poi se si parla di professione è un'altra cosa. So fare un po' del mio lavoro. Mi era successa la peggior cosa e poi mi ritrovo ad allenare la Juventus. Meno male che non c'ero io in quello stadio dove non ci siamo qualificati. Per come sono fatto io ci crepavo. Ti succede che non sei in Champions e chi non sa che non sia la molla per creare dei presupposti. L'anno scorso ci siamo qualificati con un rigore di Locatelli. La differenza è un rigore. Che voi siate bravi a prendere una fotografia, un episodio e a crearci un fallito fa parte del lavoro di ognuno di noi. Voi avete il vostro kit. Il percorso, il ragionamento, va tutto in secondo piano. Tutti dicono fallito, dimissioni, mi fanno ridere ormai. Mi manca solo una categoria, la prima, poi sono stato e ho allenato in tutte le categorie del calcio. Per cui ce l'avete dura. Ci si vede il prossimo anno.
(Pressing)
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