Paola Ferrari: "Mi sento più la Selvaggia Lucarelli del calcio. L'unica cosa che mi rattrista..."
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«Le cattiverie le ho provate tutte: per ferirmi devono inventarsi di meglio», ha dichiarato Paola Ferrari ai microfoni de La Stampa riferendosi all'infanzia tremenda (una mamma che la picchiava) e poi la diagnosi di carcinoma al viso con una recidiva. Non la toccano i commenti, anche quando la definiscono di «plastica».
Posso definirla una pugile della vita?«Mi sento più la Selvaggia Lucarelli del calcio, con tutto il rispetto per Selvaggia, perché non le mando a dire e dico sempre quello che penso. Mi arrivano critiche da anni, anche se spesso sono solo mancanze di rispetto, come queste che ho letto per i Mondiali».
Non si lascia prendere in contropiede?«L’unica cosa che mi rattrista è constatare che passano gli anni ma la deriva di odio non si ferma. Nel mio piccolo cerco di combatterla aiutando attivamente l’Osservatorio contro il bullismo e il cyberbullismo: io ho le spalle larghe ma molti ragazzi arrivano addirittura a suicidarsi».
Si è però battuta per sdoganare le donne nel giornalismo sportivo. Possiamo considerare archiviati i pregiudizi sulla competenza femminile?
«Ricordo che all’inizio mi proponevano show e intrattenimento, anche per via del mio aspetto fisico, ma a me non interessavano le copertine. Io volevo fare sentire la mia voce: essere ascoltata per le mie idee. Sono stata la prima donna a condurre un programma calcistico, oggi finalmente abbiamo una donna – la bravissima Tiziana Alla – a fare la telecronaca ma appunto: una sola... Il calcio resta ancora un feudo maschile. Quello che diciamo non viene mai ripreso, passa tutto in secondo piano, e non ci sono donne presidenti né nelle stanze dei bottoni. Vige ancora l’idea che chi ne capisce davvero sono i maschi, che magari hanno pure giocato a calcio da ragazzi, mentre noi donne non siamo male ma non è che possono prenderci tanto in considerazione».
(La Stampa)
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