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Sanremo 2026, il ritorno di Raf dopo 11 anni: “Mai avrei immaginato di lavorare con mio figlio”

Sanremo 2026, il ritorno di Raf dopo 11 anni: “Mai avrei immaginato di lavorare con mio figlio” - immagine 1
Il cantante parteciperà alla kermesse con il brano 'Ora e per sempre', scritto a quattro mani con suo figlio Samuele
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Dopo undici anni di assenza, Raf si prepara a tornare a Sanremo con ‘Ora e per sempre’, un brano profondamente autobiografico, scritto insieme al figlio Samuele. Un progetto nato quasi per caso, tra le mura di casa. “La canzone viene da uno spunto di mio figlio - spiega il cantante -. Dovevo aiutarlo a costruire la melodia di un ritornello, mi sono messo al piano e abbiamo iniziato a lavorarci insieme. Poi mi ha detto: ‘Forse è meglio se la fai tu, te la cedo volentieri’”. Da lì è iniziato un percorso creativo che si è intrecciato con la storia personale di Raf. Mentre lavorava al testo, l’artista ha ritrovato un biglietto ingiallito del 1996, proveniente da Cuba, con le promesse matrimoniali alla moglie Gabriella, scritte da un sacerdote canadese, quando i due si sono sposati.

In quel biglietto c’era la frase ‘finché morte non vi separi’ - spiega Raf -. Mi sembrava triste. L’avevo sbarrata e avevo scritto in spagnolo: ‘ora e per sempre’. Ho pensato che potesse essere il titolo della canzone”. Il brano che porterà all’Ariston diventa così il racconto di due ragazzi che si incontrano alla fine degli anni ’80, crescono insieme mentre il mondo cambia, si complica e si fa più duro. Nel testo si accenna anche alla mancanza di empatia dei potenti verso popoli sopraffatti. Ma, come in tutte le canzoni pop, c’è un barlume di speranza: “So che quando il sole sorgerà ci troverà ancora insieme’ dico nell’ultimo verso. Sono convinto che l’amore prevalga su tutto” evidenzia.

Il rapporto con il figlio Samuele è uno dei cardini di questa fase artistica e anche personale dell'artista. “Con mio figlio amiamo ritrovarci a tavola tutti i giorni - spiega -. È un rito che conserviamo con cura. Io ho un piccolo home studio, lui ha il suo, lavoriamo lì. Con difficoltà, perché lavorare con i figli è una delle cose più complicate”. Raf non nasconde le tensioni, tipiche di ogni rapporto padre-figlio. “Samuele è molto sensibile. C’è sempre stata una sottile polemica tra noi, ma crescendo è diminuita. Ora ha 25 anni, è più affrontabile. Il suo punto di forza è la scrittura, ha un linguaggio più attuale del mio. È bello sapere di aver scritto a quattro mani con mio figlio. Venticinque anni fa non lo avrei mai immaginato”. Nel corso della sua carriera, ha partecipato quattro volte al Festival: 1988 (‘Inevitabile follia’), 1989 (‘Cosa resterà degli anni ’80’), 1991 (‘Oggi un Dio non ho’) e 2015 (‘Come una favola’). Ma il rapporto con la kermesse non è mai stato lineare. “Non l’ho né odiato né amato. È cambiato il festival, sono cambiato io - ammette -. In passato non ho avuto un bel feeling, basta guardare le classifiche. Sono andate maluccio, poi i brani sono diventati successi”.

(Adnkronos)