Carlo Vanzini, voce della Formula 1 su Sky Sport, nel corso di un'intervista concessa al Corriere della Sera ha parlato di come sia combiata la sua vita dopo il tumore al pancreas e la successiva operazione: "Io oggi sono rinato. E ne ho consapevolezza. Questo non cambierà la mia scala di valori: anche prima avevo una vita bella. Ma adesso non darò più nulla per scontato".

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Vanzini: “Sono rinato, non darò più nulla per scontato. Felice di essere tornato a lavorare”
È felice di aver ripreso a lavorare?
"Sì. È stata un’emozione pazzesca riaprire una diretta, anche se, confesso, bella stancante. Prima dell’intervento lavorare per me era una necessità: avevo bisogno di tenermi impegnato per non pensare. Ora, vuoi per la ferita che deve rimarginarsi, vuoi perché ho perso 9 chili dopo l’operazione e cinque prima di farla, un po’ mi sento fiacco. Diciamo che sono al 60 per cento. Ma felice di aver ripreso a fare il mestiere che amo".
Quando pensa di riuscire a seguire un Gran Premio in trasferta?
"Spero di farcela per il Gran Premio di Miami, il 3 maggio. In ogni caso voglio godermi di più il tempo, non farmelo sfuggire tra le mani. Per dire: un amico deve spostare la barca dalla Sardegna alla Toscana e mi ha proposto di andare con lui per due giorni. Prima non lo avrei preso in considerazione, ora desidero farlo".
A chi vuole dire grazie?
"A tante persone. Ai medici, alla professoressa Giulia Martina Cavestro, ai miei colleghi, ai miei amici. Ma prima di tutti a Cristina (Fantoni, giornalista di La7, ndr): quando ho scoperto la malattia è la prima persona che ho chiamato, come le avevo raccontato durante la nostra intervista a dicembre. Ecco, io e Cristina eravamo già separati, ma lei si è messa subito a disposizione, aiutandomi in ogni cosa. È stata splendida. È la prova che l’amore si può trasformare, ma non finisce: noi restiamo una famiglia".
I suoi figli come le sono stati di aiuto?
"Ognuno a modo suo. Luca, il maggiore, con i suoi: “Sei forte pa’”. Giacomo con gli abbracci calorosi da orsacchiotto. E Anita, la piccola, con la dolcezza, il modo in cui camuffava la preoccupazione per trasmettermi forza".
Sua madre?
"È stata fortissima. Adesso mi dice cose da mamma, tipo: “Hai mangiato?”, “Non sollevare pesi!”, “Vieni da me che ho fatto il minestrone”. Anche lei è stata travolta dall’onda social di affetto che ha seguito la mia malattia: non è su nessun social network, eppure le sono arrivati messaggi di incoraggiamento da persone disparate e impensabili".
Il messaggio che non si aspettava?
"In assoluto non mi aspettavo così tanta partecipazione, e i messaggi sono stati belli tutti: degli sconosciuti e degli amici. Poi, certo, mi ha colpito riceverne da personaggi come Flavio Briatore, che non frequento, eppure mi è stato vicinissimo anche con le telefonate, o come Charles Leclerc, Stefano Domenicali, Maurizio Arrivabene. In due, poi, continuano a scrivermi ogni giorno".
Chi sono?
"Lorenzo, l’ecografista che trovò il tumore: lui vive a Massa e un giorno è perfino venuto a trovarmi mentre ero ricoverato. E l’altro è Ivan Capelli, l’ex pilota di Formula 1 che lavora con me. Ma non vorrei dimenticare gli amici e i colleghi di Sky che magari mi trovavo vicino al letto all’ospedale quando riaprivo gli occhi".
I medici cosa hanno detto?
"Che hanno tolto tutto e che non ci sarà bisogno di fare chemioterapia o radioterapia. Dopo che me lo hanno comunicato non sapevo bene come sentirmi: ho imparato che le cose possono cambiare da un momento all’altro".
Si è riconciliato con il mondo sanitario? Sua sorella Claudia sei anni fa è mancata per la sua stessa malattia.
"Sono stato seguito dal professor Michele Reni, lo stesso oncologo di mia sorella. È la prova che la ricerca ha fatto passi da gigante e per questo dobbiamo sostenerla il più possibile. I medici sono stati i miei angeli. La malasanità fa sempre più notizia, e invece non saremo mai grati abbastanza al loro lavoro incredibile dietro le quinte. Li ho visti piangere per pazienti che non ce l’hanno fatta".
Ha seguito un protocollo sperimentale?
"Sì. Dopo 11 sedute di chemioterapia, perché la dodicesima me l’hanno abbuonata, ho affrontato la preparazione atletica all’intervento, d’intesa con una nutrizionista e una psicologa. Ho fatto sessioni in palestra impegnative, ma necessarie: aver perso cinque chili prima dell’operazione ha permesso che l’intervento durasse un’ora di meno".
La cosa più bella che sente di aver conquistato?
"Il tempo. La sensazione di “avere tempo” è difficile da esprimere. Soprattutto se pensavi di non averne più".
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