Melissa Satta: “Secondo figlio? Non lo escludo. Crisi alle spalle? Io e Kevin…”

Melissa Satta: “Secondo figlio? Non lo escludo. Crisi alle spalle? Io e Kevin…”

Lunga intervista concessa da Melissa Satta al settimanale Grazia

di piffe

Lunga intervista concessa da Melissa Satta al settimanale Grazia: la modella e showgirl ha parlato della sua carriera ma anche di aspetti personali di vita quotidiana, a partire dall’appuntamento
fitness in diretta Instagram con l’hashtag #trainingwithmelissa:

“Molte ragazze hanno cominciato a scrivermi, a chiedermi quando sarebbe stato il prossimo appuntamento, a informarsi sul tipo di allenamento che avremmo fatto: è stato bello, coinvolgente trasmettere quello che ho imparato negli anni. Intendiamoci: io non sono una personal trainer professionista e quindi ho coinvolto delle esperte, anche dall’estero, da Los Angeles a Miami

Se penso a lei, penso al periodo in cui calciatori e veline stavano sempre in televisione e sui giornali, fotografati in discoteca a Milano, in Sardegna e Ibiza, la dolce vita degli anni Zero.

“Per me, il tempo delle discoteche è finito. Dai 15 ai 25 anni andavo a ballare tutte le sere, adesso piuttosto corro 10 km. Preferisco una cena con le amiche, al massimo si tira tardi a chiacchierare.
Il mio ideale è allenarmi a fine giornata, e anche se sono stanca trovo sempre la forza di farlo perché poi sto bene. E ancora, scusi: se a 34 anni la tua priorità è andare in discoteca, c’è qualcosa
che non va”.

Una persona così attiva e appassionata di sport, che rapporto ha con il proprio corpo?

“Ottimo, ma ovviamente negli anni è molto cambiato. Durante l’adolescente ero lunga e secca, venivo anche presa in giro, mi chiamavano Olivia, come la fidanzata di Braccio di Ferro. Della femmina non avevo niente, mia madre cercava di farmi indossare vestiti carini, io volevo stare solo in felpa, jeans e scarpe da tennis. A 14 anni, ho iniziato a vedere il seno delle altre che cresceva mentre il mio restava piatto come una tavola da surf. Avevo tanti amici maschi, parlavamo di calcio, ma fidanzatini neanche l’ombra. Se c’era un ragazzo carino, guardava le altre, non me. A un certo punto ho cominciato a mettermi i leggins sotto i jeans per aumentare le forme. Poi – bum – a 16 anni, ho avuto uno sviluppo improvviso e lo sguardo degli uomini è cambiato di colpo”.

E oggi come si sente?

“Sono molto severa con me stessa, io con il fisico ci lavoro, sto attenta a come mangio, mi alleno, mi controllo. Però, al tempo stesso, non voglio sembrare quella che non sono. Non voglio ritocchi
alle mie foto e, anche se a volte mi sarebbe piaciuto farmi un giro con un corpo diverso dal mio, con più curve, con il vitino da pin-up, mi sento bene così, con questo fisico e questa faccia. Vedo che
sui social la gente si altera i lineamenti, è una cosa che mi mette un po’ di tristezza. Non siamo Barbie, non dobbiamo essere tutte uguali, con le stesse bocche rifatte e gli stessi zigomi pompati”.

Tante ragazze che hanno fatto la televisione 10 e 15 anni fa, oggi sono scomparse. Lei è ancora qui.

“Credo dipenda dal fatto che io sono sempre stata molto decisa e che ho combattuto certi schemi molto italiani per conquistarmi la libertà di essere poliedrica. C’è una sorta di snobismo incrociato tra le categorie: se fai la moda, non ti vogliono in TV, se fai la TV, quelli della moda ti dicono che ti rovini l’immagine. Io ho sempre ignorato paletti, ruoli e stereotipi, ho fatto quello che mi andava, sono molto testarda. Chi l’ha detto che non si possono avere talenti diversi? Guardi mio marito: è un bravissimo calciatore, ma canta e balla benissimo”.

Essere testarda ha aiutato o ostacolato la carriera?

“Può darsi che mi abbia penalizzato qualche volta. Può darsi che la gente pensi che Melissa Satta sia un personaggio difficile da inquadrare. Ma a me va benissimo essere senza etichette, anche perché mi annoio in fretta e mi piace cambiare. Ai tempi di Striscia mi sono divertita. Era un programma al top, noi Veline eravamo richiestissime: copertine, telepromozioni, serate. Ma io non volevo ancorarmi a un solo tipo di carriera, desideravo fare più cose”.

I suoi genitori l’hanno sostenuta?

“All’inizio non erano contenti. Mio padre è architetto, ha due lauree, ha vissuto in America, mia madre è designer d’interni. Mi avevano mandata a Milano per frequentare l’università, poi mi hanno vista sul bancone di Striscia ed è preso loro un colpo. I miei erano l’esatto contrario dei genitori che spingono le figlie verso la celebrità. Però adesso sono contenti. Hanno visto che ho allargato i gomiti, che non mi sono fatta male, tutto è tranquillo”.

Tutto tranquillo anche il matrimonio? Dopo un periodo di separazione durato qualche mese, lei e suo marito siete tornati insieme un anno fa.

“I momenti di crisi capitano a tutti”.

Ma non tutti, poi, tornano insieme.

“C’erano state divergenze, poi abbiamo deciso di darci una seconda possibilità. Non è facile stare insieme, ma non è facile nemmeno stare da soli, né conoscere un’altra persona e ricominciare. Alla fine le relazioni hanno tutte lo stesso copione di alti a bassi. Non esiste il matrimonio perfetto. Però non si possono cambiare i mariti come si cambia un ferro da stiro che, quando si rompe, ne compri uno nuovo. Tenere in piedi una famiglia è un lavoro e richiede molta pazienza. Purtroppo oggi siamo tutti più consumisti ed egoisti, non abbiamo lo spirito di sacrificio che avevano le nostre madri e le nostre nonne”.

Ha fatto dei sacrifici per suo marito?

“Quelli che facciamo un po’ tutte, noi donne, per la famiglia. Ho rinunciato a qualche lavoro, perso qualche opportunità perché non ero al posto giusto al momento giusto. Ho vissuto per due anni a Dusseldorf, ho studiato il tedesco, ho abitato poi a Francoforte, poi in Spagna per seguire lui. Kevin è un giocatore che ha cambiato spesso, del resto io non avrei mai potuto stare con una persona che va in ufficio alle 8 e torna alle 7 di sera. Capisco e condivido il continuo bisogno di sfide e stimoli perché sono così anche io”.

Ma soprattutto, mi pare che sia una donna di tradizioni, di quelle che stanno accanto al marito.

“Sì, perché per me il matrimonio è una cosa seria. Io e Kevin siamo cresciuti in due famiglie molto diverse, lui non aveva mai frequentato una ragazza che veniva per strada, lui non era abituato, dava di matto: ‘Ma ti baciano ,ti toccano!”, diceva. Per uno che veniva dalla Germania dove sono tutti riservati, era difficile da capire, ma negli anni lui ha accettato me e il mio desiderio di non rinunciare alla mia autonomia, una cosa che ho messo in chiaro fin dall’inizio. E io ho accettato il suo lavoro. Il calcio è bellissimo ma tutto, dagli orari alle vacanze, è deciso dalla squadra. Non esiste che uno si svegli la mattina e chieda un giorno di permesso”.

Chi vi ha aiutato a superare la crisi?

“Le nostre famiglie e alcuni amici stretti ci hanno consigliati e fatto riflettere. io ho messo da parte i miei rancori. Adesso va tutto bene”.

Intanto, come è andata la quarantena, banco di prova per molte coppie?

“Ero volata a Istanbul da Kevin con nostro figlio e poi siamo rimasti lì. Uscivamo solo per fare la spesa. Il bambino seguiva le lezioni e finiva i compiti, poi facevamo sport tutti insieme. La squadra aveva mandato a Kevin un po’ di cose per allenarsi, abbiamo creato un percorso con attrezzi e cuscini dei divani, usavamo un cestino della spazzatura per giocare a basket. Ci siamo inventati un po’ di idee e ci siamo divertiti”.

Come definirebbe il carattere di suo marito?

“Kevin, come me, non è una persona facile. Siamo due testoni. Lui è più geloso e insicuro, però è anche quello che porta allegria in casa, è la nostra parte artistica. Io sono un po’ più fredda. Il tedesco è lui, ma quella quadrata sono io”.

Quando si è innamorata di Kevin, si è chiesta che cosa avrebbe significato essere una coppia mista?

“No, non avevo mai avuto un fidanzato di colore prima di lui”.

Il razzismo, più o meno strisciante, ha colpito anche voi?

“Purtroppo non viene risparmiato nessuno, anzi, quando sei esposto ti attaccano ancora di più. Io ho sempre cercato di gestire questo genere di cose ignorandole. Non dovrei stare io a spiegare a un ignorante che il colore della pelle non ha nulla a che vedere con la qualità di una persona. L’unica volta che ho reagito è stato quando è nato mio figlio e sui social è stato oggetto di insulti disdicevoli”.

Allora, forse, è il momento di fare il secondo, così stanno zitti anche gli stupidi commentatori di internet.

“Non lo escludo. Io ho due fratelli e non ho mai immaginato che mio figlio sarebbe stato figlio unico”.

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