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Raiola: “Una cena con Belen? Preferirei Socrate o Gandhi solo per dare loro qualche schiaffo e…”

Getty Images

L'agente FIFA ha rilasciato un'intervista a Tuttosport: ecco le risposte più curiose

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Nel corso di un'ampia intervista concessa a Tuttosport, Mino Raiola, agente di vari calciatori come Balotelli, Ibrahimovic, Pogba e Haaland, ha risposto anche a delle domande curiose.

Il complimento più bello che le hanno fatto?

«Quando mi criticano, perché significa che faccio bene il mio lavoro. Van der Sar, il dg, disse ai ragazzi dell’Ajax: prendete qualsiasi agente, non Raiola. Ecco, questo è stato il complimento più bello. È da 25 anni che mi criticano, ma poi mi cercano. E quando ti temono e non ti vogliono come avversario, allora io lo prendo come un grande complimento. Tanto io non lavoro per i club».

Se ripensa a Maradona?

«Mi vengono in mente i miei zii e i tempi in cui ero un ragazzino e lavoravo nel loro ristorante in Olanda. Quando il Milan di Sacchi, che era la squadra per cui tifavano tutti gli olandesi, batteva il Napoli di Maradona, tanti clienti si presentavano al locale e dicevano: “Abbiamo vinto”. E i miei zii, super tifosi del Napoli e di Maradona, replicavano: “Noi chi?”. È stato un grandissimo così com’era. Mi danno fastidio quelli che vogliono togliere l’uomo dall’atleta. Maradona è l’unica cosa che la Juventus non è riuscita a comprare dal Napoli. Diego ha dato molto più che due scudetti al Napoli: ha dato loro orgoglio, non facendoli più sentire asini».

Ricorre a un trucco o ad una scaramanzia quando non riesce a sbloccare una trattativa importante?

«Mi affido alla filosofia, la mia grande passione. C’è una frase di Søren Kierkegaard che ripeto spesso ai dirigenti: “La vita si può capire solo guardando all’indietro, ma va vissuta guardando in avanti”».

Con quale personaggio extracalcio le piacerebbe andare a cena? Se le dicessimo Belen Rodriguez?

«A me piacerebbe una serata con Socrate, il grande, immenso filosofo greco, oppure Gandhi, o qualche personaggio del passato, ma solo per dargli qualche schiaffo e chiedere perché ha fatto quello che ha fatto».

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