Passo dopo passo: Achille Polonara non si arrende. Il cestista, dopo la leucemia, il trapianto e il buio profondo del coma, sta lentamente provando a tornare alla normalità, e di recente è anche tornato ad allenarsi. Queste le sue parole a La Gazzetta dello Sport: "Riprendere la palla in mano dopo dieci mesi è stato emozionante, bello. All’inizio mi sembrava che fosse la prima volta che giocassi a basket, poi tiro dopo tiro la sensibilità è tornata sempre di più".

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Polonara torna ad allenarsi: “Penso alla vita, la partita vera non è in campo. Mia figlia…”
Come procede il recupero? Quando la rivedremo in campo per una partita?
"Per ora sono concentrato sul lavoro individuale, soprattutto fisico. Quella che si vede nel video che ho postato è la prima volta che tiravo. In questo periodo devo stare attento a non subire traumi, contusioni, quindi il mio lavoro con la squadra, di contatto, inizierà dopo l’estate".
Come immagina il suo secondo tempo?
"Non penso al basket ma alla vita perché la partita vera la sto giocando fuori dal campo. Vorrei avere più fortuna nella vita o almeno meno sfiga".
Nel libro dice: “La vittoria più grande non è alzare un trofeo, ma riuscire ad alzarsi da soli, ogni volta che la vita ti mette al tappeto”. Lei come ha fatto?
"Ci sono stati momenti molto difficili che ho superato grazie a mia moglie Erika perché non mi ha mai fatto mancare il suo aiuto, la sua presenza. Il suo mantra è stato: “Devi lottare per i nostri figli (Vitoria e Achille junior, ndr), se non lo fai non ti perdoneranno di aver mollato per battere la malattia”".
Dopo il coma, in questi mesi ha avuto momenti di crisi?
"Ci sono stati diversi blocchi mentali. Quello più importante è stato appena dopo essere uscito dal coma. Avevo il rifiuto del cibo, non volevo alimentarmi, non bevevo, non volevo vedere nessuno a parte mia moglie. Stavo con la luce spenta e non parlavo. Ero arrabbiato con il mondo. Credo fosse una sorta di depressione".
Quando è iniziata la risalita?
"Mi hanno organizzato una festa di compleanno e ho trascorso una bella giornata. C’erano anche Belinelli e Visconti. Da lì ho iniziato a riprendermi e ho messo da parte i cattivi pensieri. Ora non mi chiedo più: 'Perché a me?'. Le sfighe improvvisamente succedono e non c’è una risposta".
Che ricordi ha dei giorni trascorsi in coma?
"Ero in viaggio in un’altra dimensione, offline da questa. Sentivo la presenza di mia moglie e nient’altro intorno a me".
Cosa le rimane di questa esperienza?
"Ho imparato a apprezzare molto di più le cose che prima davo per scontate, mi sembravano normali. Poi quando ti trovi in un letto d’ospedale la tua prospettiva, il tuo punto di vista cambia".
Ai suoi figli ha raccontato cosa le è successo?
"Vitoria è molto sveglia e qualcosa ha capito. Mi ha anche chiesto: 'Papà, cos’è il coma?'. Non è facile affrontare questi argomenti quindi cerco di cambiare discorso".
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