Osvaldo, nessun rimpianto: “Da calciatore ero solo un numero. Voglio morire sul palco”

Osvaldo, nessun rimpianto: “Da calciatore ero solo un numero. Voglio morire sul palco”

L’ex attaccante italo-argentino ritorna sulla sua decisione di appendere gli scarpini al chiodo

di alfa

Nel corso di una lunga intervista concessa al Corriere della Sera, Daniel Pablo Osvaldo ha parlato della sua decisione di partecipare alla nuova edizione di “Ballando con le stelle”, nuova esperienza professionale dopo l’addio al calcio e l’inizio della sua carriera da cantante: “Mi sembra di aver già vissuto tante vite… ma spero di viverne altrettante in futuro. Sempre legate alla musica però: voglio morire sul palco, voglio fare questo per sempre, e magari imparare altro. Quando mi hanno proposto di partecipare a “Ballando” non ero convinto, poi mi sono detto che era una nuova sfida. Il calcio? Ho capito che avevo altri interessi, senza considerare quanto mi dava fastidio quell’ambiente… Così mi sono detto: mi butto nella musica, un mio sogno da sempre. Alla fine è semplice. Sarebbe stato più difficile continuare con qualcosa che non volevo fare più. Non ho avuto mai rimpianti. Da calciatore mi sentivo solo un numero. È un mondo un po’ frivolo e freddo, dove se giochi bene sei un dio e se giochi male uno zero. L’ambiente dello spettacolo è diverso, perché se ti piace la mia musica vieni al mio concerto, se no stai a casa, non vieni a insultarmi. I tifosi spesso non capiscono che in campo stai lavorando. Il mondo della musica, come lo vivo io, mi pare più sano. Segnare e cantare? Sono due sensazioni bellissime e hanno qualcosa di simile: quando fai un gol hai creato qualcosa di speciale, solo che dura quel che dura, invece la musica è eterna. Il denaro? Non ho bisogno di niente, il segreto è questo. Con meno soldi, vivi più tranquillo e rilassato. Ci sono due situazioni dove hai grossi problemi: quando non ne hai proprio o quando nei hai troppi, perché la testa si perde. Meglio una via di mezzo. Cosa mi manca di più dell’essere calciatore? Lo spogliatoio, la vita con i compagni, i viaggi, i ritiri. Anche se somiglia un po’ a quello che faccio con la band“.

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