Ibrahimovic: “Io sono il mio Dio. Mia moglie ha rinunciato a tutto per me. I figli…”

Lo svedese ha rilasciato un’intervista a Vanity Fair nella quale parla della sua vita privata

di prov

«Il calcio è quando fai la differenza. E’ quando non sei uno dei tanti ma sei unico, quando gioco io voglio fare la differenza. Il mio obiettivo come calciatore era quello di riuscire ad essere completo e credo di esserci riuscito». Zlatan Ibrahimovic ha rilasciato un’intervista a Vanity Fair per parlare del suo nuovo libro “Io sono il calcio” ed ecco cosa ha detto.

-Raiola dice che potresti fare l’attore? 

E’ una cosa che mi incuriosisce molto, ora dopo tanti anni mi trovo a mio agio davanti alle telecamere e poi amo il cinema, mi piacerebbe provare, ma non per fare la comparsa. Penso sia difficile fare l’attore, una cosa è fare una pubblicità, una cosa è vivere la vita di un’altra persona. Sarebbe una bella sfida. Il mio mito è Muhammed Ali: faceva le cose come voleva lui, aveva una visione e la realizzava. E’ la mia mentalità: credo in quello che faccio.

-La definizione di Dio? 

Io sono il mio Dio. E poi chi sarebbe Dio? Quando mio fratello è morto dov’era Dio per salvarlo? E’ un esempio, ma io credo nel rispetto e nella disciplina. Se tu mi rispetti io ti rispetti, non mi interessa sapere di che fede sei. I miei genitori non mi hanno mai forzato. Non ringrazio il cielo quando segno: allora il portiere che subisce il gol cosa dovrebbe fare? C’è un Dio che favorisce me e sfavorisce lui? Sport e religione non vanno d’accordo, il calcio è una religione a sé e non importi in cosa credi. Devi solo giocare.

-La sua compagna, Helena, è più grande di lei di 11 anni…

E questo mi ha aiutato molto. Fosse stata più giovane forse mi avrebbe lasciato lei o l’avrei lasciata io. E’ stata un grande stimolo e per seguirmi ha lasciato la sua carriera e non volevo che il suo fosse un sacrificio vano. Dicono che la vita delle mogli dei calciatori sia al top ma la sua non è stata facile. Ho girato tanto e mi è sempre stata vicino. Abbiamo due figli meravigliosi e stiamo insieme da tantissimi anni, sono contento. 

-E cosa ci dice dei suoi figli? 

Insegno che l’importante è vincere, uno deve giocare per vincere e i miei figli si arrabbiano quando perdono. Loro in questo mi somigliano. Non li faccio mai vincere, devono guadagnarsi la vittoria perché nella vita nessuno ti regala nulla. Si può anche arrivare secondi e bisogna comunque saper accettare la sconfitta, ma non abituarsi a perdere e per questo bisogna essere disposti a lavorare molto. Gli insegno questo. Con loro non gioco alla play station, ci giocano tra loro. Parlo di calcio e gioco a calcio ogni giorno, ci manca solo la play station. Loro devono avere la loro storia e spero sia migliore della mia. Se potessi passargli qualcosa è quella di accettare le sfide. Provo a dargli la mia stessa educazione anche se loro vivono in condizioni economiche diverse. Della mia vita nei quartieri difficili mi manca camminare sul filo e fare quelle cose in cui c’è il rischio di bruciarsi. 

-Raiola dice che quando smetteranno di parlare di lei, morirà…

A me non interessa che la gente mi riconosca per strada, spero che la gente si ricordi di me per quello che ho fatto sul campo e voglio essere ricordato come un giocatore completo, mi basta questo. 

(Fonte: Vanity Fair)

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