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Francesca Piccinini: ”Mi mantengo in forma con massaggi e padel. In Brasile…”

Francesca Piccinini
Regina nel mondo della pallavolo per tanti anni, l'ex azzurra Francesca Piccinini è ancora in splendida forma

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Intervistata da La Gazzetta dello Sport, Francesca Piccinini, ex pallavolista, ha parlato anche di come si mantiene in forma:

“Cerco di mantenermi in forma, di conservare la tonicità di una volta. Ovviamente utilizzo carichi di lavoro inferiori rispetto a quando ero una professionista. Però mi piace che il mio corpo sia attivo. Voglio sentirlo ancora dinamico”.

Come riesce ad avere un fisico così atletico? 

“In palestra utilizzo i pesi per tenere i muscoli allenati e poi, approfittando delle giornate ancora belle, vado a correre. Parlando di extra allenamento, invece, preferisco camminare, quando possibile, piuttosto che raggiungere i miei appuntamenti in macchina. Anche questo può fare la differenza”.

 E d’inverno?

“Durante la stagione più fredda cerco di allenarmi almeno 4 volte a settimana. Poi, ovviamente, gestisco il tempo in base agli impegni di lavoro. Quando non riesco ad andare in palestra, mi adatto con una passeggiata o un po’ di corsa. L’importante è evitare la sedentarietà”.

Pratica altri sport?

“Sto imparando a giocare a padel: mi diverte e mi sta dando la possibilità di conoscere tante nuove persone. Recentemente sono stata invitata da Francesco Perissinotto e Maria Elena Camerin alla Vip Padel Cup organizzata da V.p.e20: due giorni molto piacevoli e divertenti”.

Com’è la nuova vita da ex atleta?

“Non ho mai interrotto completamente. Ho mantenuto sempre il mio fisico in movimento. Sono convinta che smettere e poi ricominciare sia molto più complesso rispetto a tenere una certa continuità”.

Attività legate al benessere personale?

“Adoro i massaggi. Tutti i tipi: decontratturanti, modellanti… È bello ogni tanto ricevere qualche coccola. Non mi sono ancora avvicinata al pilates e allo yoga. Anche se vorrei farlo presto: sono aiuti molto validi a livello muscolare e per la corretta respirazione”.

E per quanto riguarda l’alimentazione?

“Sono sempre stata attenta nell’ambito della nutrizione ma, allo stesso tempo, non mi sono mai privata dei piccoli vizi che mi davano un pizzico di soddisfazione. Io sono golosa, soprattutto di dolci: adoro le granite e i gelati. Ma bisogna avere una moderazione di base”.

Come si gestisce sotto questo profilo?

“Ho una alimentazione varia. Mangio veramente di tutto: carne, pesce, verdure, legumi. Mai quantità eccessive, non credo sia corretto. Mi piace assaggiare. Mi sono sempre gestita così, anche quando ero un’ atleta professionista”.

Il volley è ancora il suo mondo?

“È bello respirare ancora l’aria della grande pallavolo con la società di Busto Arsizio: mi divido tra la prima squadra e il settore giovanile. Vogliamo creare un vivaio di alto livello e aiutare le ragazze a crescere, preparandole alla Serie A”.

Fosse esistito un progetto di questo tipo, forse, lei non sarebbe andata a giocare in Brasile, a inizio carriera.

“Ho vissuto un’esperienza utile in Sudamerica. Parliamo di un mondo totalmente diverso: sono stata la prima italiana ad attraversare l’oceano Atlantico per giocare a pallavolo. Avevo solo 18 anni. Non sapevo ancora quale sarebbe stato il mio futuro”.

Perché ha deciso di partire?

“Ho voluto cogliere un’opportunità. Ora, guardandomi alle spalle, devo ammettere che è stata un’avventura molto utile, sia a livello personale che sportivo. Mi ha responsabilizzato dentro e fuori dal campo: in Brasile ero la straniera, contavano su di me per dare qualcosa in più alla squadra”.

Come si ottiene una mentalità vincente come la sua?

“Sono sempre stata una persona positiva: lo sport mi ha aiutato a cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno. So che è più semplice lasciarsi andare senza reagire. Ma non ho mai pensato fosse un’opzione da tenere in considerazione”.

Perché lo sport l’ha aiutata?

“Perché si giocano tante partite, c’è sempre una nuova occasione per dimostrare il proprio valore. Nel volley, infatti, il calendario è particolarmente concentrato: se una gara va male, c’è subito un’opportunità di riscatto. Bisogna avere la forza di azzerare tutto e ripartire”.

Non solo da una partita all’altra.

“Verissimo. Anche nello stesso match. Capita ogni tanto che ci siano dei blackout in gara: una ricezione sbagliata, un attacco out. Bisogna cancellare il ricordo dell’errore e concentrarsi sulla nuova azione di gioco. Se si riesce a ragionare in questo modo, si compie un grande salto di qualità come atleta e come persona”.

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