Golssip Gossip Calcio Zazzaroni durissimo sul caso Malagò: “Storia kafkiana, assurda e grottesca”. Poi l’affondo

Zazzaroni durissimo sul caso Malagò: “Storia kafkiana, assurda e grottesca”. Poi l’affondo

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Il direttore del Corriere dello Sport interviene sul nodo dell’eleggibilità alla guida della FIGC e mette in guardia su un’eventuale estromissione

Ivan Zazzaroni interviene sul Corriere dello Sport sul caso che riguarda Giovanni Malagò e la sua eleggibilità alla guida della FIGC. Una vicenda che il direttore del quotidiano sportivo definisce senza mezzi termini “kafkiana, assurda, grottesca”, contestando il rischio che l’applicazione delle regole possa trasformarsi, a suo giudizio, in un’ingiustizia.

"Bisogna provare a essere seri e a non trasformare l'esempio in ingiustizia.

Bisogna provare a distaccarsi dalla rivisitazione del maoismo e resistere alla tentazione di colpirne uno, l'uno che non ci piace, per un puntiglio che non educherà nessuno. Bisogna evitare che il ridicolo soppianti la logica e ci faccia ripartire dal via al primo imprevisto, come nel Mònopoli, perché in questo caso il gioco non vale la candela.

Il caso sul tavolo, è noto, riguarda l'eleggibilità di Giovanni Malagò a guida della Federcalcio.

Una storia kafkiana, assurda, grottesca che restituisce l'impressione di un accanimento ad personam e di un'immobilità che in prospettiva rischia di essere fatale all'intero movimento. La giustizia sportiva, attraverso il suo massimo organo infatti, la Procura generale dello Sport, non ha ravvisato violazioni disciplinari a carico di Giovanni Malagò nella presentazione della sua candidatura alla presidenza, conclusasi con l'elezione del 22 giugno scorso e ha accolto l'archiviazione richiesta per ben due volte dalla Procura federale.

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Dal canto suo il Prefetto Ugo Taucer rimane fermamente convinto che, senza tesseramento, Malagò non avrebbe potuto concorrere alla guida della Figc.

Risultato? Un inquietante passaggio di carte e consegne che lascia l’intero lavoro di Malagò sub judice e in attesa che il Segretario generale del Coni svolga gli adempimenti di competenza il teatro dell’assurdo è al comando. Luciano Buonfiglio, vaso di coccio tra i vasi di ferro, ha anticipato che verrà nominato un comitato di giuristi di “chiara fama” per approfondire il tema e esprimere un parere pro veritate sulla candidabilità/eleggibilità di Malagò. Un modo per prendere ulteriore tempo mentre si affaccia il paradosso di un ente pubblico, il Coni, casa Malagò fino all’altro ieri, chiamato a dirimere la matassa e a decidere in ultima istanza del destino dell’ex presidente.

La foto postata da Zazzaroni su Instagram

Estrometterlo in via amministrativa, per mano dell’organismo di governo dello sport, non certo alieno e insensibile alla posizione della politica di totale avversione nei confronti di Malagò, potrebbe essere la goccia che fa traboccare definitivamente la brocca della credibilità. Non capirebbe nessuno e il danno di immagine per un’anatra già zoppa, il calcio italiano, sarebbe definitivo. Fingere di non capirlo e appellarsi alla più stolida delle regole per affermare un principio nell’ambito in cui i principi somigliano quotidianamente a coriandoli sul selciato a fine carnevale renderebbe il sistema pallone identico a un circo e chiunque parli di ripartenza un clown. Non essendoci niente da ridere - manchiamo ai Mondiali da dodici anni - non resterebbe che piangere.

L’uomo che non aveva mai visto niente di più bello degli scambi tra Biavati e Sansone, Pier Paolo Pasolini, e amava il calcio molto più di quanto non amasse sé stesso, diceva che soltanto nell’attimo in cui si è a tu per tu con la regola da infrangere si può sfiorare la rivelazione della verità. Quello che stiamo vivendo è uno di quei momenti. Ignorarlo darebbe al caos lo spazio per dominare e ai detrattori il materiale per un romanzo. Scriviamo sui giornali e i romanzi preferiamo leggerli inseguendo il lieto fine. Non è troppo tardi per deporre le armi. Non è troppo tardi per stringersi la mano e partire davvero prima di non partire mai più."

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