La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per Gianluca Rocchi nel filone sulle presunte designazioni arbitrali pro-Inter
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La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per Gianluca Rocchi nel filone sulle presunte designazioni arbitrali pro-Inter; per i pm non è emerso un “sistema strutturato” di frode sportiva, mentre gli atti sono stati trasmessi a Figc e Coni per eventuali valutazioni sportive.
Il caso Rocchi-Inter arriva a una svolta importante con la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Milano, che non ha ravvisato gli elementi per sostenere l’accusa di frode sportiva sul piano penale. Una conclusione che ha riacceso il dibattito mediatico attorno a una vicenda che per settimane ha alimentato sospetti, polemiche e paragoni pesantissimi con il passato del calcio italiano.
Sul tema è intervenuto Fabio Ravezzani, che su X ha rivendicato la linea tenuta nelle scorse settimane. “Io l’avevo detto che si andava verso l’archiviazione per Rocchi e l’Inter”, ha scritto il giornalista, commentando le ultime notizie arrivate da Milano e la direzione presa dall’inchiesta sul fronte penale.
Ravezzani ha poi criticato duramente il clima creatosi intorno al caso: “Ma qui una serie di fenomeni mi dava dell’incompetente se non del colluso”. Un passaggio polemico, rivolto a chi aveva letto l’indagine come il possibile inizio di uno scandalo di proporzioni enormi, prima ancora che gli atti portassero a una ricostruzione definitiva.
Il direttore di Telelombardia ha quindi aggiunto: “Troppa la voglia di una nuova Calciopoli”. È questa, per Ravezzani, la chiave del dibattito: il desiderio di trasformare ogni intercettazione, ogni sospetto e ogni ricostruzione parziale in un sistema già accertato, con l’Inter immediatamente al centro di una narrazione pesantissima.
La Procura, invece, ha distinto tra singoli episodi di interferenza ipotizzati e un sistema strutturato capace di incidere sulle designazioni arbitrali. Proprio questa differenza è il punto centrale della richiesta di archiviazione: non ogni pressione, contatto o comportamento discutibile diventa automaticamente frode sportiva penalmente rilevante.
Ravezzani chiude il suo ragionamento con una frase altrettanto netta: “Ma l’inchiesta era evidentemente un mezzo pasticcio. E, per inciso, io non ho padroni”. Parole che sintetizzano una posizione molto chiara: critica alla gestione mediatica del caso, rivendicazione della propria autonomia e invito a separare le suggestioni dai fatti giudiziari.
Resta ora il percorso della giustizia sportiva, visto che gli atti sono stati trasmessi a Figc e Coni per le valutazioni di competenza. Ma sul piano penale la direzione è tracciata: niente nuova Calciopoli, niente sistema riconosciuto dalla Procura, e un caso che per Ravezzani è stato raccontato da molti con troppa fretta e troppo desiderio di scandalo.
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