Mola: “Rocchi è la vera vittima di Arbitropoli. Ha rifiutato la tv e tra due anni potrebbe..."
Giulio Mola torna sul caso Rocchi dopo gli ultimi sviluppi della giustizia sportiva e aggiunge anche alcuni retroscena sul possibile futuro dell’ex designatore.
Il giornalista parte innanzitutto da una precisazione sul provvedimento della Procura Federale, ribadendo la distinzione tra i diversi filoni che hanno alimentato il caso negli ultimi mesi.
Mola: «L’archiviazione riguarda le designazioni»
Mola scrive:«E comunque l’archiviazione della Procura Federale riguarda l’accusa di frode sportiva (designazioni etc...) nei confronti di Rocchi... le “bussate” non c’entrano...».
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Una precisazione che va nella stessa direzione delle ricostruzioni emerse nelle ultime ore: il provvedimento riguarda il filone delle designazioni arbitrali, non quello relativo agli episodi avvenuti nella sala VAR.
«Alla fine quello che ci rimette più di tutti è Rocchi»
Mola si concentra poi sulle conseguenze personali della vicenda per Gianluca Rocchi.«La realtà è che alla fine della presunta Arbitropoli quello che ci rimette più di tutti è Rocchi. Si era dimesso».
Secondo il giornalista, all’ex designatore sarebbe già stata prospettata anche una possibilità televisiva:
«Gli hanno già offerto un posto in tv e lui ha declinato l’invito».
E sul futuro aggiunge un’indiscrezione interessante:
«Forse si candiderà alla carica da Presidente, ma fra due anni. Forse. Per ora resta la vera vittima».
Mola lascia inoltre aperta la possibilità che Rocchi possa cambiare idea sul fronte televisivo:
«Può essere pure che Rocchi accetti altre proposte in tv. Mai dire mai».
Mola annuncia querele
Nel suo intervento il giornalista torna anche alle polemiche che lo avevano coinvolto dopo le anticipazioni pubblicate ad agosto.«Non dimentico il fango e gli insulti del 16 agosto, solo per aver anticipato una notizia, che poi si è rivelata fondata».
Mola fa sapere di aver conservato quanto pubblicato e annuncia l’intenzione di procedere per vie legali:
«Ho conservato tutto. È tempo di far partire le querele, l’unico modo per insegnare l’educazione (e un po’ di civiltà) a odiatori seriali e leoni da tastiera».
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