Aggressione al figlio della Ventura, gli imputati: Niccolò fu il primo a colpire

Novità nel processo per l’aggressione ai danni del figlio di Simona Ventura e Niccolò Bettarini

di Redazione Golssip

Il Giorno riassume la vicenda che vide l’aggressione di Niccolò Bettarini: “Il gup di Milano Guido Salvini ha disposto una perizia medico-legale in relazione alle lesioni riportate da Niccolò Bettarini in conseguenza dell’aggressione del primo luglio scorso subita davanti alla discoteca ”Old Fashion”. La decisione è stata presa dopo che le difese dei quattro imputati hanno depositato una consulenza di parte dalla quale emergerebbe che i colpi inferti non erano potenzialmente ”mortali”. Nella scorsa udienza, il pm Elio Ramondini aveva chiesto 10 anni di carcere col rito abbreviato per tentato omicidio per Davide Caddeo, accusato di aver sferrato tutte le otto coltellate che hanno ferito il giovane, Alessandro Ferzoco, Andi Arapi e Albano Jakej.  Secondo l’accusa, i quattro si erano “certamente” prefigurati che quel pestaggio e quei fendenti in “parti vitali” con una lama da 20 centimetri “avrebbero comunque potuto produrre conseguenze mortali”, anche in considerazione della “loro superiorità numerica e della violenza della loro azione”.

Niccolò è stato il primo a colpire? “Oggi in aula gli imputati hanno sostenuto che fu Niccolò il primo a colpire con un pugno. In particolare, Davide Caddeo, il 29enne che, secondo il pm Elio Ramondini, avrebbe sferrato le otto coltellate, assistito da Robert Ranieli, stamani ha precisato di averlo ferito due volte con un “colpo a croce, a sventaglio”. Alla domanda del gup su chi abbia tirato, però, gli altri sei fendenti, Caddeo ha risposto: “Non le ho date io, eravamo in tanti”. Lo stesso Caddeo ha sostenuto che in prima battuta era scoppiata una rissa tra il suo gruppo e un amico di Bettarini e proprio quando la tensione stava scendendo il 19enne l’avrebbe fatta salire di nuovo. Jakei, stando a fonti legali, ha anche sostenuto che il primo a colpire con un pugno sarebbe stato Bettarini. Una  versione condivisa anche dalle altre difese. Il 19enne, in una telefonata con un amico intercettata, aveva detto: “Si avvicina sto ‘albanollò e mi dice ‘tu c’hai gli orecchini come i mieì (…) mi ha dato il buffettino in faccia, io gli ho dato un cartone”. Tra le tesi difensive anche quella che alcuni dei principali protagonisti della rissa non sono stati identificati. Nella prossima udienza del 3 dicembre verrà conferito l’incarico della perizia a un medico individuato dal giudice. L’accertamento verrà poi discusso nell’udienza del 17 dicembre”.

(Il Giorno)

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