Lapo: “Droga, alcol e prostitute per non sentire il dolore dell’abuso subito da piccolo”

Lapo: “Droga, alcol e prostitute per non sentire il dolore dell’abuso subito da piccolo”

Il nipote di Gianni Agnelli ha raccontato i suoi trascorsi difficili ai colleghi del Corriere della Sera

di DanViti, @DanViti

Nel corso di una lunga intervista concessa ai colleghi del Corriere della Sera, Lapo Elkann ha parlato dei problemi avuti in passato con la droga e del percorso effettuato per uscire dalla dipendenza: “Io sono una natura eccessiva. E questo è un messaggio che voglio dare a tanti: le sostanze (le droghe ndr) possono abbagliarti ma sono il peggiore amico che puoi avere, perché ti allontanano da tutto. Con loro ho combattuto battaglie terribili, e ho ottenuto la più grande vittoria della mia vita”.

Alle sostanze ci si avvicina da soli? 
«Io sono luce e oscurità, quest’ultima mi ha portato alla cocaina. Pensavo fosse glam. Invece è da sfigati. Mi sono fatto male e ho fatto male. Poi ho incontrato medici geniali, Lorenza Bolzani e Gallimberti e Bonci, italiani per l’appunto, che hanno inventato un sistema chiamato Tms, che agisce sul cervello e allontana il craving, la voglia. Ce l’ho fatta. Si può. Bisogna volerlo. Raccontare tutto questo con leggerezza? Ci provo, ecco. Diciamo che amo viaggiare ma qualche volta mi sono perso perché mi sentivo solo, infelice, ingabbiato. Non mi amavo e non amavo chi ero. Ora, a 40 anni, mi accetto. Avrei voluto succedesse prima ma è andata così».

Il suo «click» qual è stato? 
«Guardando i miei fratelli e i loro figli. Ho sentito il desiderio di averne. Ma io non ho mai amato la mia infanzia. E mi sono detto che così non sarei stato degno di essere padre. Dovevo sentirmi pulito. Ora aspetto la donna giusta».

All’orizzonte c’è qualcuno? 
«No, ma vorrei fosse forte e avesse una propria vita a prescindere da me. Non sono un soggetto raccomandabile? Lo so, la mia storia può spaventare. Ho amato due donne moltissimo: alla follia Martina Stella che ora è una carissima amica e sono contento di vederla felice sposata e con figli. Lo merita. E sono stato molto innamorato di Bianca (Brandolini ndr). Con loro ho costruito e distrutto. Martina è stata la prima che ha cercato di farmi uscire dalle sostanze. Ma avevo paura di legarmi per la mia diffidenza con le donne, dovuta forse al rapporto non facile con mia madre. Sempre tanti dubbi e quell’ossessione per la perfezione, che non esiste».

Perché «un’infanzia che non ho amato»? 
«L’ho odiata la mia infanzia, sì. Ho amato solo il periodo in Brasile. Poi l’orrido collegio…».

Lei ha parlato di una violenza in quel collegio, ma siccome ha sbagliato il nome della scuola il suo dramma è stato dimenticato. 
«Sa perché non mi sono sentito disperato? Perché io non l’ho fatto per me, ma per quelli più sfortunati di me. È successo quando un autista mi raccontò la sua storia: era stato violentato anche lui da piccolo, ma non aveva avuto il coraggio di dirlo. Ho capito che dovevo farlo io. E se mi hanno attaccato non mi interessa».

Un silenzio lungo anni. Perché? 
«L’umiliazione di essere abusato ti porta a nasconderlo e ti senti colpevole perché è successo. È una violenza incommensurabile che ti trascina nel meccanismo di autodistruzione: canne, alcol, cocaina, prostitute per non sentire il dolore dentro. Anestetizzarlo a tutti i costi, questo solo contava. Nessuna gioia o divertimento. Solo squallore e tristezza. Ne parlavo con il mio migliore amico, Thomas, che si è ucciso: aveva avuto un problema come il mio e non lo ha mai affrontato. Io, nella disperazione, ho voluto combattere, senza mollare. E sono uscito alla luce».

Per questo la Fondazione L.A.P.S . 
«È giusto dare se hai. Ma ho capito che non puoi arrivare a tutto e che i problemi sono anche a venti metri da casa nostra. La sede della fondazione è a Torino. Agiamo sul territorio, in Italia, controllando: il denaro di troppe associazioni si disperde. Ho chiesto a mia zia, Tiziana Nasi, donna meravigliosa che ha perso una figlia per l’eroina, di aiutarmi. Abbiamo trovato le persone giuste. E già sono partiti dei progetti come l’aiuto a una scuola di Scampia o il lavoro sul sorriso con i dentisti italiani. Siamo qui, qualsiasi proposta è ben accetta per aiutare: sostanze, violenza, abusi, dislessia, iperattività».

L’uso delle droghe è di nuovo in aumento.
«E l’alcol e gli psicofarmaci. Il problema di oggi è che sembra sia necessario essere sempre perfetti. Troppa ansia da prestazione e si ricorre alle sostanze. Che siano anche medicinali per non sentire un dolore banale. Le cliniche sono piene di persone che devono disintossicarsi dai farmaci. E poi c’è il digitale che ti fa vivere nell’apparenza, ma è la realtà che va affrontata. Ora sono fuori dai social e sono pazzo di gioia».

Se ci fosse stato in vita suo nonno, l’Avvocato Agnelli, l’avrebbe protetta un po’?
«Non lo so, però avrei avuto una persona con la quale condividere di più determinate difficoltà della vita e forse mi avrebbe facilitato il percorso per uscire dalle tenebre che avevo dentro di me. Fino a 18 anni volevo essere come lui, poi ho capito che ognuno ha la sua strada: voglio lasciare la mia storia».

Ma suo padre Alain Elkann, non è mai stato geloso del nonno?
«Perché mai? Il mio è stato un padre pazzesco, con lui ho scoperto il mondo. Ma mio nonno con la Ferrari e la Juve, per me bambino, era un parco giochi. Papà con i suoi giornali e i suoi libri era una biblioteca!».

Promette che non farà più disastri? 
«Se saranno casini saranno costruttivi, più che prometterlo voglio dimostrarlo a me stesso. Sono pulito da un po’: New York (un anno fa, il finto rapimento ndr) fu un incidente. Non posso dire nulla. Era un periodo particolarmente violento, aveva scoperto che il mio autista fidato da anni rubava, poi l’arroganza dei miei manager, la mia amica Franca (Sozzani ndr) che stava morendo, come un altro amico. Sotto pressione ho sbottato. E mi sono fatto male».

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