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Schwazer: “Doping e depressione, la squalifica una fortuna. Mi sono perdonato”

Getty Images

L'oro olimpico a Pechino 2008, dopo aver terminato la sua carriera agonistica ha deciso di partecipare a Pechino Express

alfa

Dall'oro olimpico a Pechino 2008 alla squalifica per doping, dalla depressione alla partecipazione alla nuova edizione di "Pechino Express". Alex Schwazer ha raccontato la sua rinascita in un'intervista concessa a Libero: "Ho scelto di fare Pechino Express perché mi piaceva l’idea di viaggiare alla vecchia maniera".

Onestamente? Non le credo.

"Invece è così. Il mio riscatto l’ho già avuto anni fa quando, nonostante la causa ancora in corso, mi sono sposato e poi sono diventato padre. È lì che mi sono rifatto: il riscatto va cercato nella propria vita personale. Il mio è la famiglia".

Però converrà che Pechino Express è una meravigliosa operazione simpatia: lo show mostra un nuovo lato dei vip, i concorrenti sono tutti simpatici e amabili. Davvero il pensiero non l’ha mai sfiorata?

"Guardi, le assicuro: ormai non sono più concentrato sull’opinione pubblica. Poi, certo, è chiaro che da Pechino Express emerge la mia personalità: è un adventure game ma anche un reality dove siamo stati ripresi 24 ore su 24, tutti i giorni, senza pause. Ma io l’ho vissuto come un effetto collaterale, non come la ragione della mia partecipazione".

Sulla sua vita lei ha scritto un’autobiografia, precisando: «Chi vuole leggere una biografia di un uomo senza peccato, ne cerchi un'altra». Oggi, guardandosi indietro, si è perdonato e ha perdonato?

"Sì, assolutamente. Tra l’altro il perdono è l’unico modo per poter guardare avanti. Se rimugini sempre sul passato, non ne vieni più fuori".

Lei è stato indagato per doping due volte. La prima accusa era fondata. Cosa ha spinto un atleta talentuoso come lei a barare?

"Tutto è nato dall’Olimpiade di Pechino 2008: dopo la vittoria mi sono sentito arrivato. L’Olimpiade è infatti il sogno di qualsiasi atleta e io non solo ci arrivai giovanissimo ma vinsi anche. Così persi lo stimolo: sono andato avanti con sempre meno passione, a forza, cadendo in depressione. Ho provato quindi a cambiare allenatore, poi città, ma niente. Così mi sono giocato l’ultima carta: il doping. È stato un periodo durissimo anche perché mentivo a tutti: mi vergognavo per quello che stavo facendo".

Come ne è uscito?

"La squalifica è stata la mia fortuna perché mi ha permesso di fermarmi per quattro anni e di affrontare i problemi".

Scusi, ma non poteva farlo già lei, da solo, molto prima?

"Avrei dovuto, certo, ma la vita dell’atleta non prevede mai degli stop: anche quando vinci devi subito andare avanti, migliorarti, fare sempre di più. Un traguardo dietro l’altro. Non potevo abbassare il ritmo".

L’agonismo, inteso come continua spinta alla vittoria, può insomma dare dipendenza?

"Sì, assolutamente. La vittoria può diventare la tua droga soprattutto se sei un atleta di alto livello. In quel caso lo sport non si esaurisce con gli allenamenti ma assorbe tutta la tua vita: per esempio devi mangiare in un certo modo, non puoi andare in discoteca tutte le sere... Da atleta, io non conoscevo altro che l’atletica. Solo quando sono stato squalificato ho potuto fare altro e, a quel punto, riscoprire la mia passione per lo sport. Infatti tornai a marciare. Avere una vita solida ti rende uno sportivo migliore".

...O, in alternativa, avere un buon analista?

"Io sono più per i veri amici e la famiglia. Anche perché lo psicologo, per quanto bravo, non sa cosa vuol dire trovarsi alla partenza in un’Olimpiade dove tutti si aspettano che tu vinca. E pure tu lo pretendi da te stesso".

Poi però è arrivata la seconda accusa di doping, nel 2016. Stavolta falsa. Secondo lei chi voleva incastrarla e perché?

"Credo abbiano colpito me per colpire il mio allenatore che, in quegli anni, aveva denunciato molte persone. Almeno, io me la spiego così".

È vero che si sta lavorando a una docu sulla sua vita?

"Non posso scendere nei dettagli, perché il titolo non è stato ancora annunciato ufficialmente, però sì: sono e sarò coinvolto in una docu che ricostruisce la mia carriera".

Non teme di alimentare nuove polemiche?

"Oggi non mi spaventa più nulla. Mi hanno osannato e poi buttato a terra così tante volte che ormai sorrido alle critiche".