Melissa Satta: “Tiki Taka? Era ora di cambiare. Razzismo? Noi Satta-Boateng cerchiamo…”

Melissa Satta: “Tiki Taka? Era ora di cambiare. Razzismo? Noi Satta-Boateng cerchiamo…”

La compagna del giocatore del Sassuolo ha sfilato con un abito magnifico al Festival di Venezia

di Redazione Golssip

«A Tiki Taka ho passato cinque stagioni meravigliose ma era ora di cambiare. A ottobre inizierò la nuova stagione de Il padre della sposa, lo condurrò anche quest’anno su La5. Poi per il futuro vedremo, io non ho fretta». Melissa Satta si è presentata al Festival di Venezia con un abito di Alberta Ferretti. La ex velina ha parlato a Vanity Fair di calcio, del talento di Kevin e anche di razzismo: «Se seguo il nuovo campionato? Certo, anche se dal divano di casa anziché in un salotto tv. Il calcio è sempre stata una mia passione e continuerà ad esserlo. Oltre al Milan che è la mia squadra del cuore quest’anno seguirò anche il Sassuolo, per ovvie ragioni personali».

Il talento musicale di Kevin: «Il vero talento della famiglia è Kevin. Oltre a essere un grande professionista del calcio, balla meglio di me, canta meglio di me. Io non canto neanche sotto la doccia. Io sono molto orgogliosa di lui. E anche contenta di questa cosa che ha fatto: il calcio è il suo lavoro, la musica una passione da quando è nato. Poi chissà nel futuro, come sa i calciatori hanno una carriera molto breve».

Il tema del razzismo, preoccupata per Maddox? «È strano, ma purtroppo è vero che ancora oggi succedono episodi brutti, di razzismo o forse “solo” di ignoranza. È un discorso che andrebbe affrontato con serietà, sin da bambini. L’anno scorso, a Francoforte, mio figlio frequentava una scuola e aveva compagni tedeschi, francesi, inglesi, coreani, giapponesi. Tra di loro condividevano momenti bellissimi, pur con tutte le loro diversità, di religioni e culture. Questo per la mia famiglia e per mio figlio era e resta la normalità, e spero che lo diventi per tutte le famiglie. Se in Italia è più complicato? Difficile dirlo, anche perché Maddox continua a frequentare una scuola internazionale, dove chiaramente l’ambiente è più aperto. Io credo che qui da noi ci siano già tante persone aperte al cambiamento, ma purtroppo c’è sempre l’eccezione che rovina la regola. La persona che forse “ignora” che siamo nel 2018 e il mondo è aperto a tutti. Che le diversità sono belle e non pericolose. Diciamo che, in questo, noi Satta-Boateng cerchiamo di dare il buon esempio».

(Vanity Fair)

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