Hope Solo: “La denuncia a Blatter? Ci sono limiti invalicabili. Ho imparato a non…”

Hope Solo: “La denuncia a Blatter? Ci sono limiti invalicabili. Ho imparato a non…”

Le parole del portiere americano sulla lotta all’eguaglianza delle donne

di Redazione Golssip

Hope Solo, professione portiere e portavoce di tante battaglie femminili. In occasione della cerimonia dei Laureus Awards ha parlato proprio di queste battaglie imprescindibili: “Perché le linee da non superare ci sono pure nella vita. Ad esempio c’è una bella differenza tra dire che una ragazza è bella e toccarle il sedere. La denuncia a Joseph Blatter, ex presidente della Fifa? Io mi sono opposta, episodi simili accadono ovunque, negli spogliatoi come ad una premiazione. Sono felice di aver sollevato una discussione, devono crescere limiti invalicabili”.

«Women’s empowerment»: «Io lotto per cambiare il mondo in meglio, al fianco di tutte le persone senza una voce: serve un sacrificio costante e quello che ti ritorna indietro spesso non sembra sufficiente. Spero che tra dieci anni, guardando indietro, in molti si renderanno conto del bene che stavo facendo. Paura? Io sono forte ma anche introversa, emotiva: due facce della stessa medaglia. Quando mi scaglio contro il sistema, so che alcune mie espressioni saranno prese di mira. Mi dicono spesso che sono controversa, ma tutte le persone che hanno cambiato il mondo lo sono state».


La parata più bella in campo?
 «Ai mondiali del 2015, nei quarti di finale, ho parato il rigore decisivo contro il Brasile tuffandomi a destra, sulla spalla che avevo appena operato. Ricordo che toccai la palla con la punta delle dita, ho iniziato ad esultare che ero ancora in volo».



La parata più bella nella vita?
 «Perdonare mio papà, se non lo avessi fatto sarei stata persa. Reduce di guerra, quando è tornato ha avuto qualche problema con la giustizia: io sono riuscita a capire le sue problematiche e ho imparato a non giudicare gli altri. Ho svuotato il cuore di rabbia».

Concepita in carcere, lei non ha avuto un’adolescenza facile. Un ricordo particolare?
«Quando avevo 18 anni e andavo al college, mio papà arrivava alle partite col pullman e puzzava come un clochard. Tutte le mie compagne di squadra avevano famiglie perfette, ma a me non interessava: lo vedevo scendere ed ero felicissima».



La candidatura per la presidenza della federcalcio americana…
«E’ stato un gesto rivoluzionario, come l’esultanza di Brandi Chastain che nel 1999 restò in reggiseno dopo un gol, o il bacio di Abby Wambach alla moglie nel 2015 al termine della finale. Ok, non ho vinto, ma è comunque un passo avanti per le donne».

Il prossimo gesto rivoluzionario quale potrebbe essere?
«Sono certa che ce ne saranno ancora, ma non saprei dire nello specifico quali. Forse una donna che gioca in una squadra maschile, chissà».

(Vanity Fair)

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